Nota dell'autore. Questo racconto è un pò particolare, un tentativo di scrivere una storia bondage che non fosse semplicemente la cronaca di una serie di atti sessuali mischiati con legature ed imbavagliamenti. Non ho nulla contro questo genere di racconti, io stesso ne ho scritti diversi, e ne ho collezionati innumerevoli. Ma avevo intenzione di provare ad applicare il bondage ad un intreccio lievemente inusuale, pur avendo nel suo interno molto bondage. E' ispirato alla lontana ad un racconto a fumetti di John Willie ed Eric Stanton, oltre che ad un breve fotoromanzo sempre di Willie. Fra i racconti che ho scritto questo è uno dei miei preferiti, e spero che possa tenervi in piacevole e stuzzicante compagnia per un'oretta.

Una sola avvertenza d'obbligo, e non mi importa se la trovate banale: questo racconto è opera di fantasia, i personaggi non hanno bisogno di respirare, non hanno una circolazione sanguigna, non rischiano la vita. Non cercate di rifare queste cose a casa, non lasciate mai qualcuno da solo e imbavagliato, e non ammanettatevi mai le mani dietro la schiena!! In questo sito potete trovare varie istruzioni e raccomandazioni per delle sedute di self bondage, ma in linea di massima è bene sempre ripetere che il self è un gioco pericoloso. Lo so che siete in gamba e non vi caccerete nei guai, ma fateci attenzione lo stesso, ok?


 

FINO IN FONDO

di Miles Hendon

 

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- Sarà una serata da sballo! - stava dicendo Nausica, infilandosi le calze di seta. Sua sorella Sabrina appoggiata con una spalla allo stipite della porta, si chiedeva quando bene gli stesse riuscendo di nascondere la sua profonda irritazione.

- Stanotte vinceremo il primo premio. Max mi ha detto di avere in mente qualcosa di eccezionale, mi ha detto che non sarà come le altre volte! Sono così… oh, oddio! Così eccitata!

Sabrina sospirò, senza riuscire a dissimulare un lieve tremito nella voce. Sarà stata la trentesima volta che udiva quelle stesse parole da sua sorella.Stava parlando del Gran Party Bondage. Max e lei ci sarebbero andati insieme quella stessa sera, con Nausica adeguatamente agghindata, legata ed imbavagliata. La sua invidia era di una portata tale che lei stessa se ne stupiva.

Adesso Nausica stava preparandosi per uscire. Avrebbe indossato qualcosa di sexy, poi sarebbe andata a casa di Max. L'appuntamento era per le venti e trenta. Lì Max l'avrebbe preparata per la festa, sfoderando il suo armamentario di corde, manette, bavagli a pallina e quant'altro la sua mente perversa avrebbe escogitato.

Fu quando Nausica si alzò in piedi, che a Sabrina montò dentro lo stomaco una ondata di rabbia insopportabile. Forse fu il vederla così sexy, in biancheria intima e calze di seta autoreggenti, forse fu il rimpianto che aveva accumulato nel corso di quei lunghi mesi, mentre sentiva Nausica raccontarle con candore delle imprese sessuali di quel maniaco di Max. Forse fu una di queste cose, ma ad un certo punto qualcosa le oscurò la vista, e senza potersi controllare saltò addosso a sua sorella. Entrambe rovinarono sull'enorme letto matrimoniale di Nausica, in un invitante groviglio di gambe abbronzate.


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Sabrina aveva sempre pensato che Max fosse riuscito a plagiare irrimediabilmente sua sorella. Erano cresciute insieme e di tutte le cose per le quali Nausica ora giurava d'andare matta, non vi era mai stata traccia negli anni passati. Da quando aveva conosciuto Max, sei mesi addietro, c'era stato un vero e proprio cambiamento nel comportamento e nei gusti sessuali di sua sorella.

Lei giurava che il bondage le era sempre piaciuto, ma Sabrina non riusciva a crederci. Se era vero perché la cosa non era mai saltata fuori prima? Quanto a lei aveva inizialmente trovato addirittura imbarazzante la disinvoltura con cui Nausica le parlava di quelle che lei considerava né più né meno che perversioni da maniaci sessuali.

Dopo tre mesi circa, durante i quali Nausica non nascose mai nulla delle sue attività "clandestine" con Max, anzi gliele riferiva con dovizia di particolari, persino nell'animo di Sabrina cominciarono ad avvenire delle mutazioni. Affiorarono dei pensieri incoffessabili. Ma Sabrina li rifiutava.

Sentire parlare Nausica di come Max l'aveva legata stretta l'ultima volta, di come le piaceva contorcersi sul letto con i polsi saldamente bloccati alla spalliera, di come andava pazza della sensazione di oppressione innocua che provava quando il bavaglio le serrava la bocca, dell'orgoglio che aveva provato quando avevano vinto il Primo Premio del Gran Party Bondage aveva fatto crescere in Sabrina una specie di morbosa curiosità.

Eppure mai e poi mai avrebbe ammesso davanti a sua sorella che quella cose la attraevano. Fisicamente le due erano pressoché identiche. Gemelle omozigote erano sempre state però caratterialmente diverse. Volubile e sbarazzina Nausica, seria e controllata Sabrina.
Sabrina non si era mai fatta travolgere dalle sensazioni, come sembrava capitare di continuo a sua sorella.

Ma da quando Max era entrato a far parte della vita di sua sorella (e di conseguenza un po' anche della sua), era accaduto qualcosa di inspiegabile ed inquietante: Sabrina aveva cominciato a provare qualcosa di assolutamente fuori luogo nei confronti dell'uomo di sua sorella. Saranno stati tutti quei racconti sulla sua libertà sessuale…
E sebbene non sarebbero riusciti a strapparglielo nemmeno con la tortura, Sabrina sapeva intimamente di essersi presa una cotta piuttosto potente per Max.Pensava a lui più spesso di quanto le facesse piacere credere.

Ma ancora riuscì a resistere, e tenere a bada se stessa ed il suo ora tumultuoso mondo interiore.
Eppure, la notte dell'8 luglio 2005, ovvero la notte in cui prende l'avvio la nostra storia, le emozioni che Sabrina aveva per anni tenuto a freno esplosero in un'unica fiammata ruggente, facendole perdere del tutto il controllo.


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All'inizio Nausica non capì cosa stesse succedendo. La sua controllata, perfetta, posata, tranquilla sorellina le era addosso e le impediva i movimenti. Pensò ad uno scherzo, poi notò la determinazione nello sguardo di sua sorella e capì che uno scherzo non era. Iniziò a provare dapprima irritazione, poi addirittura paura.

- Ma che faiii? - chiese stizzita, dibattendosi sotto il corpo di Sabrina.
- Mi hai rotto le palle… mi hai… uff… rotto le palle! - stava gridando sua sorella, con una voce isterica, stridula. Nausica si dimenava cercando di svincolarsi dalla presa di sua sorella, ma non c'era verso di scrollarsela di dosso. Le stava, anzi, facendo anche un po' male.
- Ma che dici? Sabri…Sabri, che ti prende?
- E non chiamarmi Sabri! - fece Sabrina, agguantando le calze di seta nera che Nausica aveva messo da parte poc'anzi, preferendo quelle bianche: - Odio quando mi chiami Sabri!

Nausica pensò che sua sorella avesse, infine, perso il senno. Se l'era aspettato: dopo tutta una esistenza passata nel più rigido e severo autocontrollo non poteva non cedere, prima o poi.
Ma ugualmente vedere Sabrina in preda ad una mezza crisi isterica la lasciò del tutto allibita: forse fu più per lo stupore che per la reale forza fisica di sua sorella, se alla fine si sentì del tutto sopraffatta, e prima ancora d'aver tempo d'accorgersene, sua sorella le stava legando i polsi dietro la schiena stringendo forte i nodi della calza di seta.

Nausica, fanatica dichiarata del bondage, aveva avuto i polsi legati con corde, manette, stoffe, foulard, persino nastro adesivo, e in un attimo confuso pensò che in effetti non era mai stata legata con una calza di seta. Eppure in quel momento non avvertì nulla del piacevole tremito che provava quando era Max a legarla. Al contrario, sentirsi i polsi bloccati la fece sentire del tutto inerme, in balia di quella pazza di sua sorella. Per la prima volta si rese conto che era stata legata non per gioco, ma sul serio.
Adesso che Nausica era legata, Sabrina parve calmarsi un po', e si alzò dal letto. Sebbene Nausica avesse le gambe libere, rimase seduta sul bordo del letto, a gambe unite: d'altronde dove sarebbe potuta andare? Voleva solo sapere perché sua sorella aveva dato fuori di matto.

- Sei sicura di sentirti bene? - le chiese.
- Ma stata meglio! - dichiarò Sabrina, con un po' di affanno nella voce. Imperiosa, se ne stava ritta al centro della stanza, a gambe divaricate e con i pungi piantati sui fianchi. Indossava solo una camicia bianca annodata sotto il seno e un paio di mutandine dello stesso colore. Era a piedi nudi. Non certo per la prima volta Nausica si domandò come mai sua sorella avesse sempre deciso di mortificare il suo aspetto indossato severi abiti da lavoro, o pantaloni lunghi, senza mai preoccuparsi di mostrarsi sexy, concedendosi come per caso e solo nell'ambito della propria intimità domestica, un abbigliamento meno castigato; avevano venticinque anni, e Nausica pensava che fosse un autentico delitto sprecare una bellezza come la loro celandola entro abiti che non ne mettessero in risaltò le delicate qualità.

La stanza era perfettamente illuminata, e la figura di Sabrina risaltava splendidamente nitida sul fondo celeste pastello della moquette e delle pareti.
- Non ne posso più di sentirti parlare di Max, e di tutte le vostre dannate manie! Pensi che me ne freghi qualcosa?
Nausica si strinse nella spalle:- Non immaginavo certo che ti scocciasse fino a questo punto. Potevi dirmelo. Ora me l'hai detto, d'accordo. Slegami, per favore. Ho un appuntamento.
- Oh - Fece Sabrina, con sarcasmo, battendosi teatralmente la mano sulla fronte - Già! Il tuo appuntamento!
- Sì, sì. Il mio appun… - Ma Sabrina non la fece finire.
- Io dico che non ci vai all'appuntamento.
- Che? Tu sei pazza! Senti, Sabrina, non so cosa ti stia succedendo. Se non ti piace che ti racconti le mie storie, va bene. Non te le racconterò più. Ma adesso è indispensabile che mi sleghi. Max torna dal lavoro alle otto e mezza, e voglio essere pronta, è chiaro?
- Come il sole. Se tu qui che non capisci. - poi, scandendo bene: - Tu a quell'appuntamento non ci vai!
Detto questo Sabrina sparì, e Nausica, rimasta sola, dovette attendere qualche secondo per rendersi conto che se voleva sbrigarsi avrebbe dovuto liberarsi da sola. Qualunque fosse il capriccio di sua sorella, evidentemente non capiva quanto per lei fosse importante essere pronta con almeno un ora di anticipo. Le aveva pur detto che intendeva arrivare a casa di Max almeno per le sette e trenta, per sbrigare del lavoro per il loro sito Internet.
Poi Max sarebbe tornato dal lavoro, l'avrebbe preparata (fremeva all'idea di associare la parola "preparata" con quello che in realtà le sarebbe stato fatto, ovvero legata stretta e imbavagliata a dovere), e infine sarebbero andati alla festa dove avrebbero vinto il primo premio. Ne era sicura. Questa volta sarebbe stato diverso dal momento che…

Ma proprio in quel frangente arrivò sua sorella, e (stupore!) recava in mano una lunga corda bianca avvolta. Per un attimo pensò che sua sorella volesse giocare, ma decisamente non era il momento. Poi vide che la determinazione nello sguardo di sua sorella non si era ancora dileguata, e la paura tornò secca al centro dell'addome, venata da irritazione e fastidio. Dopo tutta l'esperienza fatta con Max, mai e poi si sarebbe aspettata di provare sensazioni negative alla vista di una corda.

- Ehi! Cosa vuoi farmi con quella… sta ferma… Ehi! - Cercava di dibattersi e di allontanarsi dalla portata di sua sorella, ma era tutto inutile. Con i polsi legati non poteva competere con Sabrina.
- Adesso ti lego sul serio! Vediamo cosa ci troverai di eccitante, dopo! - E, sia pure con una certa goffaggine non paragonabile all'eleganza e alla maestria di Max, Sabrina iniziò ad avvolgerle il bellissimo corpo seminudo nella corda, strizzando le rotondità senza tanti complimenti.

Nausica, inorridita, cominciò ad urlare e questo pareva divertire oltremodo sua sorella. Era incredibile come fosse cambiato il suo sguardo. C'era una luce azzurra di cattiveria nel profondo dei suoi occhi chiari.
- Apri la bocca! - stava ordinandole Sabrina. Normalmente non ci sarebbe stato bisogno di chiederglielo: appena vedeva il bavaglio spalancava le labbra con voluttuosa prontezza, poiché il bavaglio era una delle cose che più in assoluto preferiva del bondage. Le piacevano quelli abbondanti e avvolgenti, e quelli in nastro adesivo. Ma nel bavaglio che le stava confezionando sua sorella non c'era nulla di piacevole. Perché era un vero bavaglio!

- Nnngh! - fu il verso di Nausica mentre Sabrina le spingeva in gola l'altra calza di seta con due dita dalle unghie smaltate. Non le ci volle molto ad avvolgerle un foulard intorno alla testa, bloccandole dentro la bocca la calza. E già toccava alle gambe, che Sabrina stava legando strettamente nel modo in cui molte volte lei gli aveva descritto: diversi giri sopra le ginocchia, e poi le corde che si incrociavano più volte lungo gli stinchi, fino alle caviglie, dove si raccoglievano in un'altra serie di fitti giri.

Alla fine Nausica era distesa sul letto, a pancia in su, avvolta da almeno quindici metri di corda di nylon ben stretta. Dovette riconoscere che per essere quasi sicuramente la prima legatura che sua sorella realizzava, era, per quanto rozza, piuttosto efficace. Mancava certo dell'accortezza con la quale normalmente è consigliabile effettuare una legatura erotica, e in effetti in molti punti la pressione della fune le procurava dolore, ma non sarebbe stato facile liberarsene.

- Fatto! - esultò Sabrina, trionfante. Aveva il fiatone. Le venne in mente che aveva voglia di una sigaretta, per godersi in pace per qualche minuto lo spettacolo di sua sorella debitamente legata come un salame. In effetti sembrava proprio un salame, con le dolci rotondità della carne compresse fra le corde, le corde che affondavano per alcuni centimetri nella carne. Pensò ai segni rossi che avrebbe avuto dopo sulla sua candida pelle burrosa, come quelli che tante volte, con orgoglio, le aveva fatto vedere.

- Stavolta sei nella cacca, eh, sorellina? - e si accese una sigaretta. Nausica non fumava e non tollerava che si fumasse nella sua camera da letto: - Te lo avevo detto che non ci andavi a quell'appuntamento.
Nausica parve finalmente prendere atto della grande verità: sua sorella non scherzava affatto. Non aveva alcuna intenzione di liberarla. Anzi, l'aveva legata con il preciso proposito di impedirle di recarsi all'appuntamento con Max. Ma perché? Perché in nome del cielo? Che senso aveva quella cattiveria?

Eppure Sabrina doveva sapere bene quanto lei ci tenesse a quel Party. Erano settimane che ne parlava!
Tutto questo Sabrina lo lesse negli occhi di sua sorella, solo un po' umidi di lacrime, con quella sorta di capacità telepatica che a volte sembrano avere i gemelli. Ora che ci pensava non sapeva perché aveva ridotto in quello stato sua sorella. Perché aveva voluto farle quel dispetto?

E si rese anche conto che se fosse rimasta lì in quella stanza solo un altro minuto a guardare Nausica che si divincolava sul letto come un gigantesco, delizioso lombrico di carne e corde, si sarebbe lasciata commuovere, e l'avrebbe infine slegata.
Così, prima che potesse cambiare idea, uscì dalla stanza, recandosi in cucina a prepararsi una tazza di caffè.


- 4 -


Le storie che Nausica le raccontava circa le sue imprese sessuali con quel porco di Max erano sempre state estremamente ricche di dettagli, come se rievocare ogni singolo particolare, descriverlo con precisione, facesse perpetuare nella mente di Nausica lo stesso piacere che aveva provato nel vivere quelle esperienze.

Sì sa, quando qualcuno racconta qualcosa con estremo trasporto, può persino arrivare a convincere che quel qualcosa (che pure prima non si era mai preso in considerazione) possa in effetti essere piacevole.
Si era sempre barricata dietro la sua ritrosia, ostentando una sorta di educato snobismo che però non aveva mai scoraggiato Nausica. Il suo snobismo era diventato tanto più forte da quando si era resa conto che in lei quella segreta curiosità si era trasformata in autentico desiderio. Un desiderio forte, unilaterale. Un desiderio, però, che mai e poi mai avrebbe rivelato a Nausica.

Un desiderio del quale lei stessa si vergognava, tanto che solo certune mattine, un attimo dopo il risveglio, quando la mente è fragile e dolcemente intorpidita, si lasciava sfuggire dalle labbra parole come:- Legami, ti prego… - bisbigliate a due millimetri appena dalla federa calda del suo sonno. Appena quelle parole uscivano da dentro di lei, morivano come colpite dalla luce, lasciandola con la vergogna di averle pronunciate. Durante il giorno non aveva mai osato indugiare su questi suoi segreti pensieri. Li ignorava, anzi, del tutto, sopprimendoli e schiacciandoli, come quando si vuole smettere di fumare e si scaccia via ogni pensiero che riconduca alle sigarette.

Mentre sorseggiava il caffè sentiva sua sorella gemere e mugolare con vigore, dalla stanza da letto. Ora che ci pensava i versi che faceva non assomigliavano molto ai "Mmmmm" che Nausica imitava a suo beneficio nei suoi dettagliati resoconti. Sembravano piuttosto degli "Aaaaaaa" ovattati, chiusi e uniformi.
Comunque su una cosa era d'accordo con sua sorella: certe volte Nausica si era riferita a quei mugolii definendoli "soddisfacenti"; ebbene, quelli che lei stava emettendo in quel momento lo erano.
Una goccia di caffè restò attaccata al suo delizioso e rossettato labbro inferiore per qualche secondo, poi si staccò, finendole sul seno destro e disegnando una macchia perfettamente circolare sul candore della camicia bianca di lei.


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Poteva certo darsi che fosse stato un piano preordinato a livello subcosciente, almeno nelle sue linee generali. Forse l'idea le era venuta appena si era scagliata addosso a sua sorella. Ripensandoci in seguito non seppe mai stabilire con esattezza quanto di ciò che quella volta fece fosse improvvisato, e quanto invece fosse stato prestabilito dal suo subcosciente.

Su una cosa però sarebbe sempre stata sicura: una volta avviato quel meccanismo, sarebbe stato impossibile arrestarlo. Lo aveva capito appena aveva visto quelle piccole lacrime negli occhi di sua sorella. Già allora era troppo tardi per tornare indietro. Fa forse qualche differenza decidere di buttarsi dal settimo piano invece che dall'ottavo? O dal centesimo?
Se sua sorella aveva deciso che mai l'avrebbe perdonata, fermarsi o continuare era del tutto indifferente.

Si recò in camera di sua sorella. Non le sfuggì lo sguardo di speranza che vide negli occhi di lei. Povera, povera illusa. Se solo avesse saputo…

- Non ci vai… all'appuntamento tu non… tu non ci vai! - canticchiava Sabrina, muovendosi per la stanza con il suo aggraziato corpo flessuoso. Iniziò a vestirsi dinanzi a sua sorella adoperando tutti gli abiti che Nausica aveva acquistato settimane prima in occasione di quella festa. Indossò una minigonna di pelle stupenda e mozzafiato, con spacchi che parevano quasi inutili date le già ridotte dimensioni della gonna.

Si dispiacque di avere legato le gambe di sua sorella prima che le venisse in mente che avrebbe potuto prenderle le calze; parimenti le dispiacque che una delle calze dell'altro paio fosse ora stretta attorno ai polsi di Nausica, e l'altra ridotta ormai ad una compatta palla di seta e saliva dentro la bocca profumata della sua prigioniera.

Dovette accontentarsi, per modo di dire, di un paio di stupende autoreggenti a rete, di colore nero, che per quanto belle non erano però anche nuove.
Quanto alle scarpe indossò quelle di Nausica, che pure erano leggermente più piccole della sua misura. Come se non fosse bastata la loro foggia a renderle quasi impossibili. Erano altissime, dal tacco inverosimilmente lungo, che la costringevano a tenere il piede quasi in verticale. Ma non c'era dubbio, erano deliziose, slanciavano le sue gambe già lunghe e tornite in modo esaltante. Non si era mai sentita così conturbante.

Indossò un top minuscolo che per fortuna le calzava a pennello, di colore nero, in pelle. Di sopra una corta camicia di raso nero, che dapprima abbottonò, poi decise di slacciare. L'abbondante seno faceva formare alla scollatura una invitante V al centro della quale erano visibili le bianche rotondità, e al vertice, in basso, l'ombelico.

Il trucco le richiese qualche minuto di pazienza, poiché non era abituata ad utilizzare i cosmetici con la stessa disinvoltura di sua sorella. Nello specchio della consolle vedeva Nausica che ora non si dibatteva più. Se ne stava immobile a fissarla con uno sguardo di immenso stupore. In effetti, ad opera completata, il risultato era addirittura stupefacente. Gli abiti castigati nei quali aveva vissuto fino a quel momento avevano sempre un po' celato la reale somiglianza delle due gemelle. Vestita in quel modo provocante sarebbe stato davvero arduo distinguere Sabrina da Nausica.

- Alla festa, tesoro, ci vado io! - dichiarò Sabrina, e in quel momento Nausica parve dapprima terrorizzata, poi riprese a dibattersi con un vigore ancora maggiore, contorcendosi fra le corde, nella soffice, celeste accoglienza del suo letto di seta. Scuoteva la testa in segno di diniego: No, no, nooo!!!
Ma ormai era tardi, pur volendo Nausica non avrebbe più fatto a tempo a prepararsi e ad uscire, ed essere a casa di Max un ora prima dell'appuntamento, come previsto.

Pregustando gli effetti di quello che le sembrava essere lo scherzo più divertente del secolo, Sabrina prese le chiavi di casa di Max dalla borsa di sua sorella, prese il telefonino di lei, ed uscì chiudendo la porta, e salutando.
Lasciò sua sorella a dibattersi sul letto come una forsennata, ormai in un bagno di sudore.
E qui la lasciamo, per il momento, anche noi.


- 6 -


L'appartamento di Max era ampio e spazioso, arredato con quello che a lui probabilmente pareva buon gusto, ma che agli occhi di Sabrina pareva una pacchianata tale da ferire gli occhi. Dominavano i rossi e i gialli, e le linee aerodinamiche; un arredamento tutto tubolari in metallo verniciato e piani sfalsati.

Di lì a quaranta minuti Max sarebbe stato lì, per cui doveva sbrigarsi. Ma sbrigarmi a fare cosa? Si domandò, con una punta di inquietudine.

Si chiedeva che senso avesse continuare con quella farsa. Legando sua sorella e dicendole che alla festa ci sarebbe andata lei (pur non avendone alcuna intenzione, almeno a livello cosciente) non aveva forse già ammesso che tutta quella sua ritrosia era solo simulata? Che in realtà il bondage la incuriosiva? Se avesse detto a sua sorella che intendeva venire anche lei alla festa, lei e Max sarebbero stati senz'altro felici di portarcela. Se gli avesse detto che voleva aggiornarsi su quelle loro bizzarre passione, loro sarebbero stati ben lieti di illustrarle ogni aspetto di quel mondo così strano ed affascinante.

L'aver legato sua sorella al solo scopo di andare indisturbata a curiosare in casa di Max era del tutto inutile, sproporzionato. Avrebbe potuto ottenere tutte quelle informazioni con delle semplici domande, e delle educate, magari anche piacevoli, dimostrazioni pratiche.

Ma possibile che fosse tutto lì? Possibile che la sua intenzione fosse solo di curiosare e di giocare a fingere d'essere Nausica per qualche minuto, rivelandosi solo pochi minuti prima di uscire per andare al Party? Che razza di soddisfazione avrebbe ricavato nel rovinare la festa a Max e Nausica?

Senza trovare risposta alcuna a queste domande, anzi, cercando di ignorarle, si sedette davanti al computer e lo accese. Non ci volle molto a trovare quello che cercava. L'archivio di Nausica e Max: decine e decine di foto bondage, raffiguranti bellissime donne legate in modi che lei nemmeno sospettava.

Le guardò ad una ad una, con una sorta di avidità solo superficialmente velata da un lieve, persistenze disprezzo. Fingendo a sé stessa, le guardava con una sorta di svogliato interesse, mentre in realtà se ne stava seduta sul bordo della sedia, le gambe strette strette l'una all'altra, i piedi infilati in quelle scarpe scomodissime: ma ora che ci pensava non era affatto spiacevole neppure sentirsi i piedi costretti in quel modo... anzi!

Aveva avuto intenzione di dare una occhiata anche al loro famoso sito Internet, che si era sempre rifiutata di vedere. Ma non ce la faceva più. Mancava ormai meno di un quarto d'ora all'appuntamento con Max. E lei aveva la testa che sembrava esploderle, il ventre in fiamme ed il fiato corto.

La visione di tutte quelle immagini l'aveva sconvolta, eccitata, surriscaldata oltre misura. Provava l'irrefrenabile, vergognoso desiderio di toccarsi fra le cosce, e non sapeva spiegarsene il motivo. Sentendo parlare sua sorella una lieve fitta d'eccitazione l'aveva sempre avuta (ma si era guardata bene dal darla a vedere). Ma niente di ciò che aveva provato in passato era paragonabile a quel vulcano ribollente dentro il petto che sentiva ora.

Tutto il suo autocontrollo di cui era andata sempre fiera, pareva essersi frantumato come una diga di cemento armato vinta dalla forza degli elementi. Si sentiva folle, più folle che mai.
Si sentiva capace di qualunque cosa, e di nuovo non volle darsi il tempo di pensare. Di nuovo lasciò che il suo corpo (come già era successo poco prima a casa sua, quando aveva aggredito Nausica) si muovesse per conto proprio, mentre lei si limitava guardarlo da fuori.

Quello che le stava balenando in mente era pura follia. Era vero che la somiglianza fra lei e Nausica era notevole, ma Max non ci sarebbe mai cascato. Qualcosa nella linea delle labbra, qualche minuscola differenza nella curvatura degli zigomi le rendeva comunque riconoscibili l'una dall'altra, per non parlare della leggera buccia d'arancia immediatamente sotto i glutei, del tutto assente sul culo divino di sua sorella.
Ma c'era un modo per renderla comunque in tutto e per tutto simile a Nausica.

Aprì il programma di video-scrittura, ed in preda ad un vero e proprio raptus scrisse alcuni righi, aumentando il corpo del carattere in modo che fosse leggibile anche da lontano. Ruotò il monitor scegliendo con cura l'angolazione.
Poi disattivò il salva schermo e si allontanò dal computer.

Che cosa sto facendo? Non pensare non pensare non pensare... Trovò immediatamente quello che cercava. Grazie ai resoconti di Nausica era informatissima su tutto. Conosceva bene la loro attrezzatura, per cui sapeva dove cercare.

Un complesso bavaglio di cuoio molto scomodo ma che avrebbe certamente celato gran parte del suo viso, lasciandole scoperti solo gli occhi. Lo indossò, stringendo il morso fra i denti, e provando un morboso fremito d'eccitazione al pensiero che quello stesso bavaglio era stato indossato da sua sorella: che ci aveva sbavato contro chissà quante volte, mentre godeva avvinta dai legacci e dalle poderose braccia di Max. Max, oh, Max...

Strinse le cinghie più di quanto le fosse comodo, e si guardò allo specchio. No, non c'era più verso di riconoscerla. Era diventata Nausica in tutto e per tutto.
Fallo, stava pensando, fallo ora, oppure non lo farai mai più. Sei arrivata fin qui, arriva fino in fondo!
E senza pensarci due volte, dopo aver buttato sotto un armadio le chiavi delle manette, si inginocchiò accanto ad uno sgabello e si legò le ginocchia alle gambe di metallo del sedile. Poi si adagiò con l'addome sul cuscino morbido color rosso fuoco, e prima che la sua mente potesse renderla effettivamente del tutto partecipe della gravità di ciò che stava facendo, si fece scattare le manette ai polsi, bloccandoseli irrimediabilmente dietro la schiena.


- 7 -


Nausica dovette lottare contro il panico prima di calmarsi. Ad un certo punto, esausta, si abbandonò alla stretta severa delle corde ruvide. Sapeva di poterne venire fuori se avesse trovato la forza di concentrarsi con calma, senza frenesia. La cosa peggiore, quando si è legati con dei nodi è quella di divincolarsi a casaccio, ottenendo solo l'effetto di stringere ancora di più i legacci. Si impose di contare fino a cento, ma a venti si sentiva già sufficientemente calma.

Trovò il modo di ruotare su se stessa, fino ad mettersi a pancia in giù, ed iniziò a muovere piano piano i polsi per saggiare la reale resistenza della calza di seta.
Non aveva idea di che cosa avesse in mente sua sorella, ma era indispensabile fermarla. Non credeva a quello che Sabrina aveva detto, a proposito del suo desiderio di andare alla festa. Max non si sarebbe mai lasciato ingannare, poiché i gemelli veramente identici esistono solo nei film.
Ma doveva slegarsi, e anche al più presto.

Però la calza di seta, a furia d'essere forzata, si era trasformata nel peggior tipo di legaccio che esista: era rigida, tirata, sottile al punto da farle male ai polsi. Ogni movimento le faceva male, i nodi dovevano essere diventati piccolissimi e duri, e non riusciva a "leggerli" sufficientemente bene con il tatto delle dita.

Probabilmente avrebbe passato la notte in quel modo, ormai ne era certa. Ma non poteva arrendersi. Cercare di slegarsi avrebbe se non altro aiutato a passare il tempo.
Dovette però fermarsi perché sentiva i muscoli delle braccia che si irrigidivano intorpiditi.


- 8 -


Trascorsero non più di cinque minuti prima che tutto quell'uragano di emozioni che l'aveva sostenuta e condotta fino a quell'irrimediabile punto di non ritorno, si placasse.
Sabrina pensò a sua sorella abbandonata in un appartamento a quattro chilometri da lì, legata e imbavagliata e seminuda sul suo letto.

Pensò a se stessa, vestita con gli abiti provocanti di sua sorella, legata e imbavagliata in posizione oscena dentro l'appartamento di Max.
Pensò a quello che aveva scritto sul computer di Max, che ora brillava sullo schermo alle sue spalle.
E finalmente, come anticipando il raziocinio che l'aveva sempre contraddistinta da sua sorella, il panico le invase il cuore.

Cosa ho fatto, dio mio? Il rimorso le flagellò le interiora.
A nulla serviva ripetersi che aveva fatto ciò che desiderava, che aveva voluto mettersi nelle condizioni di non poter più tornare indietro, per poter costringere se stessa a infrangere una volta per tutte la montagna del suo orgoglio. Che aveva combinato tutto quel casino al solo scopo di essere trovata da Max, da lui scopata, e infine condotta al Bondage Party al posto di sua sorella, legata e imbavagliata, quindi senza potersi opporre. O almeno pacificando la sua coscienza con la scusa del bavaglio e poter dire che si sarebbe opposta se ne avesse avuta la facoltà.

Perché per quanto si rifiutasse di metterlo in parole, lei desiderava ardentemente di vivere per una volta nei panni di sua sorella, di sperimentare la sua giocosa follia, la sua spensierata sessualità.
Ma sapeva bene anche che a dispetto del suo desiderio mai e poi mai sarebbe riuscita ad ammetterlo, a confessare tutto a due persone che pure le erano vicine e la amavano, come Max e Nausica.

Ma perché, per l'amor di Dio, aveva dovuto combinare quel disastro? Non era forse vero che aveva scelto, fra tutte, la strada peggiore? Che adesso, oltre al fatto che avrebbe finalmente ammesso il suo morboso desiderio, lo aveva fatto impedendo a sua sorella di recarsi al Party, e che prima che quella storia fosse finita avrebbe senza dubbio ingannato Max? Avrebbe ammesso di avere sempre avuto torto tirandosi addosso l'odio di Max e Nausica. Peggio di così...

Ma era troppo tardi per i sensi di colpa, troppo tardi. Le manette erano chiuse, e non poteva più slegarsi.
Perché aveva messo quel maledetto bavaglio? Perché? Cosa le importava di mettersi nei panni di Nausica? Cosa gliene fregava del Bondage Party?
Liberarsi, liberarsi subito, questa era la soluzione. Ma era inconcepibile. E dopo quello che aveva scritto sullo schermo, non poteva neppure sperare che ci pensasse Max, perlomeno a toglierle il bavaglio.


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Max era in ritardo. Le era impossibile stabilire che ora fosse, poiché non c'erano orologi a portata del suo sguardo. La sensazione però era che fosse trascorsa più di un'ora da quando si era fatta scattare le manette ai polsi.
Le ginocchia le dolevano, le braccia le dolevano. E soprattutto la infastidiva quel rigido bavaglio di cuoio che le comprimeva la testa in modo intollerabile. Era sicura che se avesse continuato a tirare ancora, alla fine sarebbe riuscita a sfilare la mano dal bracciale di metallo.

Come in quel racconto di Stephen King, come si intitolava? Quello in cui la donna ammanettata al letto uccideva accidentalmente suo marito, e si ritrovava sola, incatenata ad un robusto letto. Alla fine la donna si tagliava le vene, per ottenere con il sangue di far meglio scivolare il metallo sulla carne. A quel punto sarebbe anche lei stata disposta a pagare un prezzo così alto.
Era pentita. E si dibatteva facendo tintinnare la catena delle manette.


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Max arrivò, finalmente. Le si accese un fuoco di speranza appena lo vide, ma si ricordò immediatamente che la presenza di Max non le avrebbe affatto garantito la libertà. Se Max aveva urgente bisogno di domandarle qualcosa le avrebbe tolto di certo il bavaglio. Ma se avesse letto prima le scritte sul monitor, allora per lei non ci sarebbe stata alcuna speranza. Max non era tanto cretino da lasciarsi sfuggire una occasione così allettante.

Max, alto e solare come sempre, indossava jeans aderenti neri e una t-shirt talmente bianca che feriva gli occhi. Pensò a quello che aveva scritto sul monitor, e lo sguardo le cadde sulla patta rigonfia di lui. Cosa ho combinato, diomìo! Max non si sarebbe tirato indietro! Inorridì stringendo forte gli occhi.

- Ma che dolce visione! - esclamò Max vedendola. Era un genere di improvvisate che Nausica ogni tanto faceva, per cui per Max non fu shockante entrare in casa e trovarsi una donna splendida, dalle lunghe gambe lisce e i capelli biondi, legata e imbavagliata, con i glutei sporti in fuori.
Ciò non di meno vederla lo riempì di autentico e visibile piacere.
Non guardare il monitor, non guardare il monitor, te ne prego! Stava implorando la povera Sabrina. Mugolava con "Aaaaaa" identici a quelli che aveva udito da sua sorella poco prima Com'era la parola? Soddisfacenti. Ma l'unico modo che aveva per comunicare era scuotere il capo, facendo ondeggiare i capelli.

Ora capì come si era sentita sua sorella, quando lei l'aveva legata. Impotente, in balia di qualcosa che stava per pioverle addosso. Quell'uomo di lì a poco l'avrebbe scopata… l'avrebbe stuprata, ma per esplicita richiesta di lei! Come poteva esserci qualcosa di eccitante in tutto ciò? Lei si sentiva solo in pericolo, impaurita, e impossibilitata a cambiare il corso degli eventi.
Max strizzò gli occhi, per mettere a fuoco qualcosa che era alle spalle di Sabrina. Il monitor. Dio mio, è finita. L'ha visto! E chiudendo gli occhi si preparò a ricevere quel che si meritava.

- Cosa c'è scritto, qua? - Max lesse ad alta voce, mentre Sabrina sudava per la vergogna d'aver scritto certe oscenità:

Ancora una volta, fai tua questa umile schiava
Puniscila, c'è sempre una ragione
Non ridarle la parola, nemmeno se implora…
Ti appartiene
Fai della sua libertà e della schiavitù ciò che vuoi,
Conducendola dove vuoi…

- Ah! Ho capito! Vuoi che… vuoi che ti dia una "ripassata" prima di portarti con me alla festa! Sei unica... Nausica. Unica ed insostituibile. Come vuoi tu, non ti toglierò il bavaglio. Anzi… questo certamente lo apprezzerai…
Un attimo dopo Max stava avvolgendole una foulard di seta attorno al capo. Il tocco del tessuto era morbido, si adattava perfettamente alle cavità e alle sporgenze del viso, agli spigoli della maschera. L'oscurità improvvisa la riempì di un terrore irragionevole, simile a quello che provava da bambina quando si spegnavano le luci della stanza. In quelle occasioni andava a rifugiarsi nel letto di sua sorella e le due bambine dormivano abbracciate.

Eppure quel terrore era come un territorio privo di confini, la cui estensione era impossibile da determinare. Quel terrore aveva un cuore d'inspiegabile dolcezza, poiché si sentiva anche stranamente ansiosa, in attesa di qualcosa che l'avrebbe segnata irrimediabilmente per sempre.
Ma tutto questo non cambiava il fatto che non voleva essere lì!

Sabrina stava dibattendosi con violenza. Max era già sopra di lei, le stava baciando le spalle, le stava lentamente sfilando la camicia di raso, fin dove lo permettevano le braccia incatenate. Ogni bacio di Max le pareva come un colpo di frusta.
- Sei stupenda! Hai parlato a tua sorella della nostra idea? - Le chiese, fra un bacio e l'altro. Lei sperò che la risposta fosse per lui tanto importante che le avrebbe tolto il bavaglio per poterla udire. Poi fece mente locale sulla domanda specifica. Sta parlando di me. Ha chiesto a Nausica qualcosa che riguarda me.
- No. Non gliene hai parlato, lo so. Mi piace Sabrina, lo sai? Quel suo tono scontroso, quelle arie da donna arrivata che si dà… è il tipo ideale - le stava leccando il collo immediatamente dietro le orecchie. I brividi che provava le fecero venire la pelle d'oca:- Mi piacerebbe prendere tua sorella, e legarla stretta, e poi farmela davanti a te, a tua volta legata. Non sarebbe stupendo?

Dunque Max la desiderava! Malgrado la situazione si sentì fiera e compiaciuta.
- Perderebbe quelle sue arie da donna manager, lo so.

La mano di Max era già in mezzo alle sue gambe. Con movimenti lentissimi lui le sfilò le mutandine, ed affondò il suo volto fra le cosce di lei. Sabrina mugolava, ma l'orrore più grande fu quando si rese conto che ciò che stava accadendo le piaceva. Anche sentir parlare Max del suo desiderio di farsela l'aveva scaldata.

Max stava leccando delicatamente la sua fessura, aprendola ben bene con le dita. Il contrasto fra il calore bruciante che le pareva di sentire al centro della sua vagina e il liquido gelo che le correva lungo la spina dorsale era miele avvelenato.

Max sarebbe stato volentieri a lungo ad indugiare in quei dolci preliminari, lo sapeva. Lo sapeva perché sua sorella aveva sempre lodato le qualità di amante di Max, il suo modo così attento di far l'amore.
Ma dovevano andare ad una festa, per cui, non del tutto a malincuore, Max le salì sopra, e un attimo dopo qualcosa che le parve enorme fu dentro di lei, duro, caldo e abbondante. Scivoloso.

Il tempo perse ogni significato, mentre in quel buio ondate oceaniche di piacere la travolgevano. Lei emergeva a tratti, e una nuova ondata vischiosa la seppelliva. Non aveva cessato di dibattersi, sebbene ora alle catene si era aggiunto il peso del corpo sudato di Max. Ma ogni volta che dava uno strattone alle manette, sentiva una stretta alle viscere. E il cranio pareva volerle scoppiare, compresso fra bende e bavagli. Non aveva mai provato un coinvolgimento così totale, ubriacante, completo, spossante.
Lei venne mordendo il bavaglio fino al punto che i denti parvero dolerle tutti contemporaneamente, risuonando negli alveoli come diapason.

Si sarebbe volentieri lasciata andare alle lacrime, tanto intenso era stato quel piacere.
Max venne a sua volta, un orgasmo ansimante che sapeva di cuoio e sudore.
Restò dentro di lei ancora un po', accarezzandole i capelli, senza più muoversi. Qualcosa di caldo le stava scivolando giù per l'interno coscia. Le procurava un solletico sottile e gentile.
Nonostante tutto Sabrina avrebbe volentieri trascorso il resto della sua vita così, con l'erezione di Max che diminuiva dentro di lei, riempita dal calore del suo seme.


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Poi finalmente Max si alzò andando a lavarsi. Tornò, le slegò le gambe, e le tolse la benda (la luce le ferì gli occhi, e si accorse che avrebbe volentieri tenuto ancora la benda, se lui glielo avesse concesso). Comunque le furono lasciati bavaglio e manette.

Ora che avevano fatto l'amore c'era qualcosa di strano dentro Sabrina, qualcosa di nuovo. Non le importava più nulla di niente. Aveva scordato che sua sorella era ancora legata e stava sicuramente divincolandosi nel tentativo disperato di liberarsi. Aveva scordato che aveva ingannato Max, spacciandosi per Nausica. Non le importava se adesso lui l'avrebbe condotta al Party Bondage, la qual cosa significava che avrebbe trascorso le ore successive legata e imbavagliata com'era ora. Si ritrovò addirittura a sperare che Max non le togliesse il bavaglio, per paura che la riconoscesse. O peggio, per paura che le potesse sfuggire qualche parola di tardivo pentimento.

Si sentiva pronta a tutto, languidamente abbandonata alla volontà di quell'uomo. Aveva assaporato il dolce veleno della schiavitù. Si chiese come sarebbe stata da quel momento in poi la sua vita. Come avrebbe potuto guardare di nuovo negli occhi Max e Nausica. Ma capì anche che avrebbe accettato qualunque punizione avessero deciso di infliggerle, e che anzi, appena le fosse stato tolto il bavaglio, si sarebbe inginocchiata ai piedi di Max, supplicandolo di punirla; avrebbe strisciato ai piedi di sua sorella implorandola di accettare di dividere con lei quell'uomo meraviglioso e quelle meravigliose sensazioni. Fare l'amore non sarebbe stato mai più lo stesso, senza almeno un paio di manette, un pezzo di corda.

Lui la condusse in bagno, le tolse la minigonna e la lavò con cura usando il detergente intimo di Nausica. Poi, sempre con la stessa delicatezza, la rivestì, mentre lei era del tutto incapace anche solo di mugolare, cullata dalle attenzioni di Max. Era come se fosse tornata bambina.

Lui la rivestì, poi mise mano al baule dal quale lei, poco prima, aveva tratto manette e bavaglio. Prese altri strumenti, e con quelli ricominciò a legarla, bloccandole i gomiti dietro la schiena e tirando forte. I gomiti si unirono. Era una posizione scomoda, ma che trovava piacevole, nonostante tutto, poiché così era costretta a tenere la spina dorsale dritta. I seni sporgevano in fuori, tendendo la V della scollatura della camicia di lei. Usò delle manette dalla catena molto più lunga per bloccarle le caviglie, poi la lasciò in piedi al centro della stanza.

- Sei stupenda! - commentò Max. A lei non parve vero che solo qualche minuto prima quell'uomo, probabilmente il futuro marito di Nausica, era dentro di lei.
Non poteva sopportare oltre di ingannarlo, di nascondergli che la persona con cui lui credeva di parlare era legata lontana da quella stanza, sola e disperata. Che assurdità! Che situazione assurda.
Decise di confessare, ma era incredibile come si sorprendesse, in ogni momento di essere impossibilitata a comunicare.
Max stava dicendo: - Un autentico capolavoro.

- Lo penso anche io - disse Nausica, facendo il suo ingresso nella stanza.

Le ci volle qualche secondo per realizzare, e finalmente strabuzzò gli occhi in un lampo di comprensione.
Si sentì all'improvviso nuda, scoperta. Tutta quella sua ridicola mistificazione crollò di colpo, quella specie di sogno dolce si squagliò rivelando la soggiacente, cruda realtà dei fatti.

Nausica era vestita con altissimi stivali che arrivavano ben sopra il ginocchio, ed un corsetto talmente stretto che si soffocava al solo guardarlo. Aveva guanti neri di seta, e i capelli vaporosi, tenuti alti da una fasci scura. Il trucco sul suo viso le conferiva una espressione aggressiva e sexy. Cosa più sorprendente di tutte, brandiva in mano quella che le parve dapprima una corda arrotolata, ma che poi identifico come un frusta. Era nera e lucente, nuova di zecca.

Si vergognò, avrebbe voluto morire. Ma non provò a dibattersi, adesso che era legata in quel modo, ed in equilibrio su quei tacchi altissimi. Era arrivata fino a quel punto di sua volontà, non le rimaneva che accettarne le conseguenze.

- La prossima volta che decidi di sequestrarmi, - stava dicendo Nausica - almeno abbi l'intelligenza di capire che pratico il bondage da mesi, e che il mio maestro è un vero genio nel settore. - Disse, lanciando una occhiata sensuale a Max - Avresti dovuto stringe meglio i nodi, oppure usare le manette. Ne avevo un paio nello stesso cassetto dove hai trovato quella corda. Ci ho messo mezz'ora a sciogliermi. Per fortuna Max era già in strada, quando l'ho chiamato. E' stato piacevole vederti fare quel self bondage, grazie a quella Web Cam (ed indicò un punto verso il quale Sabrina preferì non voltarsi). E' collegata con il portatile di Max. Non credevamo ai nostri occhi, sai? Il resto è venuto da sé.
- Adesso cosa dobbiamo farne di questa qui? - chiese Max, le mani infilate nelle tasche posteriori.
- Mah, io penso niente che lei non voglia, in fondo.

Sabrina era impietrita da quelle rivelazioni.

- A noi pare di capire, sorellina, che tu voglia venire al Party con noi. Che sciocchina. Sarebbe bastato dirlo, non è vero Max?
Max annuì, senza staccare gli occhi dalle gambe lunghe e snelle foderate dagli stivali di Nausica.
- Solo che avresti dovuto chiedere! - disse Nausica. - Per informarti meglio, sai? Quello di stanotte non è un Bondage Party. Ti ho pur detto che ce n'è uno all'anno, e che ci siamo stati a febbraio. Stanotte c'è il Gran Galà del Sadomaso. Roba di questo tipo. - e dopo aver lasciato che la frusta si srotolasse, Nausica vibrò un colpo da domatrice, ritirando con uguale potenza il polso all'ultimo istante. La frusta schiocco sulle cosce sode di Sabrina, la quale sgranò gli occhi, e si piegò in due. Sarebbe caduta se Max non fosse intervenuto a sostenerla fra le sue braccia forti.

- Spero tu abbia trovato piacevole questo colpo di scudiscio! Stanotte ne avrai altri, non temere. Mi dispiace solo di non essere al tuo posto, se devo dire la verità. Ma ti concedo volentieri le frustate che sarebbero toccate a me. Ci sarà un sacco di gente simpatica che apprezzerà la nostra nuova amica, vero Max?

E dopo aver messo a Sabrina un guinzaglio, tutti e tre si avviarono fuori dall'appartamento, pronti a recarsi al Gran Galà del Sadomaso.
Sabrina non aveva più la forza nemmeno di protestare, e con lo sguardo basso e sottomesso, si lasciò docilmente condurre al suo destino.

 

 

Ottobre 2000


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