OCCHI VERDE RAMARRO

di Kja

Una sensazione di viscido la pervase, come un tremolio sommesso di nervi lungo le braccia le mani le gambe e giù fino alla punta dei piedi. Il sangue che scorreva caldo con difficoltà nelle vene.

In effetti una sensazione difficile da definire. Volendo essere pratici: una palata di merda che ti sommerge e ti fa venire voglia di strisciare lungo i muri.

Era di nuovo "punto e a capo".

Puntoeacapo.

Puntoeacapopuntoeacapopuntoeacapo. All’infinito. Un punto e a capo verso il solito nulla un semplice punto di cui non trovava mai il capo.

Una vita sprecata, una delle tante esistenze senza combinare nulla di veramente Buono di Valido come invece avrebbe voluto lei.

Il suo ennesimo romanzo rifiutato.

Il suo ennesimo figlio nato morto.

Si era preparata con cura a quel momento, al momento del colloquio dico: voleva essere inappuntabile alla presentazione del suo racconto.STILE E RIGORE FORMALE CHE CELANO GENIALITA’.

Per lo meno adesso poteva tranquillamente stravolgersi.

Andò subito a comprare una birra, dopodiché si fece un giretto per i negozietti e le bancarelle, dove per poco prezzo a volte si trovava roba veramente figa.

E infatti si consolò con un paio di calze trasparenti coi lamè d’oro, autoreggenti buone da mettere con la suo gonna di lattex nero. Pur non avendo soldi, riusciva sempre a trovare quattro spiccioli per quelle cagate che la facevano stare meglio. Era già qualcosa. Tuttavia la sensazione di schifo non la abbandonava , era un periodo che la provava abbastanza spesso e non se ne abituava mai. Si accese una sigaretta (anche per quelle i soldi li trovava, e quando proprio non li trovava le scroccava) che le faceva venire le borse sotto gli occhi e un colorito d’oltretomba poco sexi in faccia.

Ecco , a ventottanni suonati proprio non li dimostrava, ma la preoccupava il fatto che tutte quelle palate di merda che da un po’ le cadevano in testa la facessero invecchiare. I segni che l’amarezza le lasciava sul viso erano visibili (per lo meno a lei che si scrutava allo specchio con fare indagatore) e irreversibili.

Chiamò dal cellulare Ania e si incontrò con lei per l’aperitivo.

L’amica lavorava come commessa in un ingrosso di elettrodomestici vari e articoli per la casa. Ordinarono il primo giro di Camparispruzzatobianco ad un baretto del mercato, quello di fianco alla bancarella di biancheria intima, che aveva appesi tanga colorati verdi rosa gialli e reggiseni push up.

Il push up del suo umore in quel momento erano Ania e i Campari : era in fondo una ragazza saggia che sapeva godere delle vere gioie della vita!

A differenza di Ania che era più abituata di lei all’alcool e che lo reggeva di gran lunga meglio, cominciava ad avvertire dopo i primi sorsi quel calore che attraversa e scende lungo il corpo sdilinquendo i nodi delle tensioni. Stava già meglio, le lingue delle ragazze per effetto dell’alcool si scioglievano e si lasciavano andare alle solite confidenze: il romanzo rifiutato, l’amica zoccola di Ania che alla vigilia delle sue nozze si incontrava in un Motel dell’autostrada con un altro, gli uomini che amavano e che a volte non capivano… insomma, tutta quella serie classica di cazzate che si sparano all’ora dell’aperitivo. O per lo meno che LORO sparavano all’ora dell’aperitivo.

Di cosa parlassero GLI ALTRI le cosiddette "persone normali" durante i loro aperitivi non è che ne sapessero granché, e a dir la verità non gliene importava più di tanto. C’era un abisso fra loro e tutte quelle fighette di legno che riempivano strade pubs discoteche palestre e tutti i fottutissimi angoli di questo mondo : loro lo sapevano e …of course… se ne compiacevano.

Non che fossero pazze-pazze, intendiamoci, tipo roba da dover essere internate, sedate o simili: ci stavano dentro. Ecco, si può dire che erano due che CISTAVANODENTRO, due che grazie a mamma cocaina e papà alcool, grazie a Pablo Escobar, ai cartelli colombiani, alle treccine giamaicane, ai pusher di casa nostra, al millino arrotolato e allo specchietto per il trucco ci stavano miracolosamente dentro… a questo mondo di merda.

Detto questo si potrebbe pensare a loro come a due sballone del cazzo: tutto falso, (o tutto vero, dipende da come vedi la cosa) perché lucide lo sono davvero…

Tanto che alle 2.00 in punto precise, Ania ritornò al suo impiego sicuro da un milione e otto al mese, ritornò tra gli scaffali coi frullatori gli spremiagrumi gli asciugacapelli e tutte le altre cazzate ordinate in bella mostra in attesa di acquirenti, mentre lei tornava nella tana, nel solo posto che sapeva accoglierla come un ventre materno, che la proteggeva nei momenti in cui si sentiva senza pelle : la biblioteca dell’Università, dove lavorava come archivista di libri antichi.

Il piacere nell’aprirli, quei libri, nell’accarezzarne le pagine ingiallite, gli angolini consumati da tutti i polpastrelli che li avevano frugati era proprio fisico: ADORAVA, letteralmente ADORAVA leggere. Li divorava, ingurgitava parolerighiparagrafistrofeversisonetti…. Così in fretta da non sentirne quasi il sapore, poi con calma ci ritornava sopra e li riassaporava con calma senza la frenesia convulsa che la spingeva a leggere finché le parole sfumavano e le lettere si confondevano negli occhi tanto da dover alzare lo sguardo per la nausea.

"Bulimia nervosa", le aveva detto ridacchiandola sua amica psichiatra…,"…fra le altre cose che hai…" "niente di cui preoccuparsi…".

E infatti di notte la vediamo svegliarsi e iniziare i suoi pellegrinaggi in cucina come gite a Lourdes, la vediamo andare di là, in cucina e tornare a letto con la scatola dei cioccolatini, o con la confezione del prosciutto affumicato, con le mozzarelle e poi i sottaceti, la vediamo aprire un libro un giornale, anche uno a caso pescato da sotto al letto, così per leggere un po’ mentre toglie la carta della provola piccante…

Contenta lei.

Come dicevamo prima…ci sta dentro troppo bene, da Dio, per chi ci crede.

Quando ha voglia di farsi una scopata non deve andare sulla Luna, su Marte o roba del genere… nooooooooo…il pianeta Terra è sufficientemente rifornito per lei. E stasera scende a bere al "Estro del Momento".

Al bancone del bar, seduta sullo sgabello in plexiglass fa ciondolare tacchi lucidi e appuntiti come spilli, come un ragno sta tessendo una tela appiccicosa e aspetta di divorare l’insetto incauto, la farfallina colorata, la moschina succulenta…attimi di perfetta fame.

Nel fare ciò ostenta indifferenza, (nasconde bulimie nervose) uno sguardo angelico che rassicura al di là del bordo del bicchiere, un sorrisino e un sorso di vodka alla pesca, il cacciatore che si fa preda.. : a quale uomo verrebbe in mente di avvicinarsi ad una belva che perde il lume quando annusa l’aria, pronta a sbranare carne, a divorare braccia e gambe ? Gli amanti delle dominatrici non esistono nella realtà, solo un mucchio di stronzate buone per i fumetti dei giornalini bondage, pensa lei, :gli uomini nella loro intelligenza elementare necessitano di scopate semplici, niente di troppo cervellotico che potrebbe metterli in difficoltà.

Due occhi verde ramarro spuntano da sopra la vodka…che sia l’insetto l’incauto? La farfallina colorata? La mia moschina succulenta? E’ un attimo di perfetta fame, roba che ti gira quasi la testa.

Occhi che colano e sgocciolano verde squillante sul pavimento, lei raccoglie quel verde con la cannuccia e …lo beve!

"Ora lo prendo… ce l’ho quasi fatta, quasi ci arrivo e lo tocco"… Conversano del più e del meno, bevono Bloody Mary e Tequila Boom Boom. Gli occhi verde ramarro parlano ridono raccontano offrono da bere e pagano il conto.

L’accompagnano a casa.

Salgono le scale, varcano la porta, si siedono sul letto.

Vedono una benda…e poi…più nulla…


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